Stimolazioni musicali e di canto durante la vita prenatale

UNA TRACCIA NASCOSTA

Layout 1

Articolo di  Filippo Massara, studioso e ricercatore sugli effetti terapeutici e salutari della musica e del canto.

L’articolo è tratto da Movemens, un progetto ideato da Tessa Testini che diffonde informazioni, propone fiabe, racconti, tematizza, traccia profili personali, parla di passioni….

per riceverlo online chiedere a Tessa Testini

Temo che poche persone sappiano che dentro il nostro cervello esiste un nucleo invisibile di cui non siamo coscienti e che, anni or sono,il professore Mauro Mancia,in una delle sue lezioni all’Università di Milano, definì una specie di scatola nera individuale nel viaggio della vita.

Un luogo dove si sono fissate, per restare attive per sempre, tutte le esperienze che hanno influenzato la nostra strutturazione neuro-cerebrale,le prime fasi del nostro agire nel mondo e la ricerca di stimoli esterni,accolti come un nutrimento necessario per la tensione vitale.
Queste “memorie implicite” sono quelle accumulate dall’inizio della vita fetale fino verso il terzo anno dopo la nascita,nell’epoca in cui incominciamo a usare il linguaggio.
Portiamo,quindi,incisa nella nostra parte più nobile,il cervello, e di riflesso su tutto il corpo,l’eco emotiva del tocco, sonoro e tattile, delle persone e delle cose con cui fino dall’inizio siamo venuti in contatto: una traccia nascosta,che a nostra insaputa influenza i comportamenti di ognuno di noi, per tutta la vita.
La prima forma di sensorialità che si sviluppa nel grembo materno, quella che è stata definita “la pietra angolare dell’esperienza comunicativa umana”,è il tatto.
Dall’ottava settimana di gestazione in avanti,la pelle,che ha avvolto tutto il corpo, svolge il suo ruolo di centralina ricettiva e poi percettiva delle diverse forme di vibrazione, provenienti sia dall’interno,sia dall’esterno dell’“abitazione” del piccolo,la culla placentare,cioè del luogo dove,con lo sviluppo,si assiste a un continuo mutamento delle “forme d’abito” che contengono l’insieme della struttura umana.
Con la pelle, nella vita perinatale, il piccolo ascolta l’ambiente.
Essere in ascolto, fin dai primi istanti di vita, significa essere attratti dagli stimoli sonori che creano un’emozione e una tensione incessante, un movimento di trasformazione, un ponte attraverso il quale inizia il processo di comunicazione con gli altri.
Il piccolo dell’uomo, fin dall’inizio dell’esistenza, è attratto da ciò che può essere definita “la relazione”.
È animato da una predisposizione ad accogliere tutte quelle esperienze percettive che la sapienza corporea indica come ricche di vibrazioni, e che preludono ad una forma di piacere, che a sua volta confina con il senso di sicurezza. Siamo alla soglia di quell’elemento fortemente emotivo che è l’affettività.
Ricevere e dare affetto sono le caratteristiche che fanno dell’animale uomo un ”umano”.
All’inizio della sua vita di “ascoltatore”, vale a dire nell’arco dei primi 45 mesi di vita, egli è affascinato e attratto dal timbro e dal ritmo della voce materna, un suono che ha una qualità rassicurante, contenente un unico possibile significato: un richiamo vitale che è presenza fisica, invito all’attaccamento. Il piccolo non può capire il significato delle parole, perché il sistema neuro-cerebrale si sta appena formando. La voce è un suono emozionante di cui riconosce soltanto l’intensità e la tenerezza degli accenti. Un suono a cui può abbandonarsi.
La madre, nutrendo il desiderio di “ascolto” del piccolo, coinvolgendolo in una serie di esperienze sonore e vibrazionali (voci, canto, musica, carezze) lo introduce alle vie che conducono all’apprendimento del linguaggio e allo sviluppo delle attitudini musicali.
Desiderio di linguaggio e desiderio di musica sono incarnati nell’uomo.
Nello stare in ascolto della voce materna e della musica, il piccolo è coinvolto dal fenomeno della risonanza, nel senso che tutto il suo sistema vitale è avviluppato da un flusso di frequenze acustiche che lo trasformano attraverso i continui rimbalzi di suono.
Il corpo del piccolo si dilata e, come dice il prof. Jean-Luc Nancy, “si apre a sé e al sé, perché risuonando mette in gioco se stesso”.
Risonanza della musica e della voce materna e risonanza del corpo del piccolo finiscono per vibrare in sintonia e le due unità si trasformano in un diapason vivente.Cover per gentile concessione

Siamo in presenza di una vera relazione affettiva.
Questo processo comunicativo armonico, fondamentale per la sopravvivenza del piccolo nei primi 45 mesi dopo la nascita, sarà l’humus su cui si possono organizzare le strutture mentali.
La mente potrà allora, lentamente, emergere dall’attività del cervello.
Come dice il neurobiologo e psichiatra infantile americano Daniel Siegel, “Il suono come voce materna e come musica, per il fatto di essere vissuti come risonanza emozionale, facilitano l’ampliamento della mente, che si attua con la sintonizzazione tra aree cerebrali, ma anche tra personalità cerebrali diverse.” Fra cervelli che sono in contatto, che si ascoltano poi organizzano uno scambio di comunicazioni, sulla medesima lunghezza d’onda, dove prevale l’intensità affettiva.
Poiché nelle infinite forme di suono sono conservate le matrici delle prime forme relazionali necessarie per l’equilibrio della specie umana, non è difficile comprendere che l’essenza dell’esistenza si concretizza e acquista profondità quando, riaccendendo le memorie della prima infanzia, decidiamo di essere in ascolto.
È quello il momento in cui il canto, la musica, le voci incominciano a smuovere delle energie finalizzate alla trasformazione,in cui è nascosto il vero senso della vita.
Figli e figlie dell’ascolto della voce materna nella prima infanzia, quando si presentava come il veicolo sonoro della tenerezza, per tutta la vita, saremo attratti dalla voce delle persone che fanno parte degli ambienti in cui ci muoviamo.
La voce che è la forma di suono che colpisce più intimamente la sensibilità dell’uomo.
È il timbro di una voce, al di là dei significati delle parole, a lasciare un segno profondo, nel corpo, nella memoria, nell’anima.
Sono state le voci genitoriali e poi amicali a nutrire i sensi fin dall’inizio dell’esistenza.
I sensi, che nell’uomo non hanno soltanto il compito di percepire la realtà e di farci sentire vivi, ma ci costringono, sulla base delle emozioni, a interrogarci.
Nel silenzio delle nostre regioni profonde,stando in ascolto di noi stessi,cerchiamo allora delle risposte a quella rete di domande che nascono dalle combinazioni degli innumerevoli messaggi sensoriali. Spesso nelle domande che poniamo,a noi è già presente la risposta.
Trovare delle risposte è una necessità biologica, come respirare, come nutrirsi, come amare.
Appare chiaro, in definitiva, che tra il silenzio e l’ascolto si sgomitola il racconto della nostra vita, guidato da quella traccia nascosta nella memoria implicita, ma accompagnato da quelli che chiamiamo i ricordi, che sono la sostanza del nostro pensare e agire, per sempre.
Possiamo allora dire con Aldo Gargani:
“Il nostro ascoltare è ricordare, il nostro ascoltare è raccontare… perché alla fine di tutto noi siamo la conseguenza del racconto che ci ha fatto nascere”.
Le parole che avete finito di leggere sono la sintesi dei temi che animano un libro (con cd musicale allegato) appena pubblicato e che sono riuscito a condensare nel titolo:
“dal silenzio… L’ASCOLTO“.

Per maggiori informazioni o per acquistare il libro:
www.musica-e-salute.it/contatti.htm
oppure claudiaboni.ac@gmail.com

Layout 1NOVITA’ EDITORIALE

A fine Aprile uscirà il  libro + CD di Filippo Massara dal titolo “Dal silenzio … L’Ascolto” della collana Progetto Genos.

indice

preludio

Layout 1PRENOTA LA TUA COPIA

SE LO PRENOTI E ACQUISTI ENTRO IL 30 APRILE 2016 RICEVERAI

(Libro e CD  dal silenzio… L’ASCOLTO con spedizione gratuita + Cd e libretto Sorriso & Gioia con la musica in omaggio).

Sorriso & Gioia con la Musica, è un percorso musicale che nasce con l’intenzione di stimolare il sorriso e di alimentare sensazioni gioiose. I suoni, le voci e i canti contenuti in questo CD provengono da regioni del mondo molto lontane fra di loro ma che hanno come comun denominatore la festosità. Il CD è corredato di un libretto che parla dell’effetto del sorriso su corpo, emozioni e psiche, scritto da Pierangelo Garzia, saggista medico-scientifico, direttore di Salusnet .

Filippo Massara : inizia, fino dagli anni ’50 del secolo scorso,la sua attività di ricercatore, intorno agli effetti psicologici e fisiologici della musica.Cercare di capire come e perché la musica interferisca, tanto profondamente, sul piano emotivo e, con la sua forza evocatrice, amplifichi la capacità di provare dei sentimenti. Collabora con la RAI, nella sede di Torino, dal 1952 fino al 1968, come curatore delle musiche legate al teatro radiofonico. La musica, che, sostenendo la parola, ne amplia le suggestioni emotive, facilitando il coinvolgimento dell’ascoltatore. Successivamente, per circa 15 anni, svolge la sua attività presso la RSI, Radio della Svizzera Italiana , nella sede di Lugano, come realizzatore e conduttore di programmi divulgativi per sensibilizzare il pubblico al tema della musica come mezzo per modificare gli stati d’animo e influenzare le risposte fisiologiche dell’organismo. Scrittura e regia di programmi sperimentali, impostati sul binomio “ musica, parola, emozioni”. Dal 1982, collaborazione con l’AISMT di Genova ( prof.ssa Mutti), Centro di studi e di formazione di esperti in terapeutica musicale. Frequenta i seminari sugli “ascolti delle energie vitali profonde” del maestro taoista e agopuntore francese dott. Jean-Marc  Eyssalet. Dal 1983, sotto l’attenzione interessata di alcuni medici ( cardiologi, endocrinologi, ginecologi, geriatri), si specializza nella realizzazione di percorsi musicali che siano di complemento all’attività medica. Responsabile delle collane di “Sounds Therapy” e “Pharma sounds” per l’etichetta Ludi Sounds di Milano. Collabora con la “Culla Musicale” di Genova.

volantino pt.1 (72 dpi)

Articolo tratto da La Stampa

fonte: http://www.lastampa.it/2015/10/10/multimedia/societa/mamme/il-web-impazzisce-per-il-bimbo-checanta-nel-pancione-della-mamma-NC1GAVvWEl0EM2L65sWZFN/pagina.html

Sono accoccolati nel pancione della mamma, ma sembrano già sentire la musica e reagire ai suoni con dei movimenti simili al canto. Secondo un nuovo studio pubblicato su Ultrasound, questo accade già a 16 settimane di gestazione, se le note arrivano “dall’interno”. Per la prima volta gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona hanno mostrato infatti che il feto sarebbe in grado di rilevare i suoni già a questa età, e soprattutto di reagire muovendo la bocca e la lingua. A mostrarlo è un video in 3 D realizzato dagli scienziati, che rimbalza sulla stampa internazionale e sta emozionando il web.

Le orecchie del piccolo si sviluppano completamente a 16 settimane, ma finora si riteneva che questo non potesse udire fino a 18-26 settimane di gestazione. Ora il team di Marisa Lopez-Teijon spiega di aver “fotografato” una risposta precoce alla musica trasmessa a livello intravaginale: il feto muove bocca e lingua come se cercasse di parlare o cantare. E smette quando si interrompe la musica. Una scoperta che, al di là dell’emozione nell’assistere a quella che appare come una precocissima risposta alla musica, potrebbe aprire la strada a nuovi metodi per consentire una diagnosi dei problemi di sordità già a livello fetale.

notemusicaliROMA – Sentire a pelle non è più solo un modo di dire, scienziati canadesi hanno scoperto che la nostra pelle aiuta le orecchie a sentire e a distinguere i suoni che la sfiorano. Infatti, come spiegato sulla rivista Nature, la pelle percepisce dei leggerissimi flussi d’aria inudibili che accompagnano i suoni, la cui percezione ci aiuta a distinguere un suono dall’altro. Lo rivela uno studio di Bryan Gick dell’Università della British Columbia a Vancouver.

I suoni spostano dei leggerissimi flussi d’aria che non sono udibili ma che sono importanti per distingure un suono da un altro. A diversi suoni o sillabe sono associati differenti ‘soffi’ d’aria, ma finora non era chiaro se e come questi soffi potessero essere funzionali all’udito. I ricercatori hanno scoperto che tali soffi ci ‘accarezzano la pelle e che le sensazioni tattili da essi provocate aiutano le nostre orecchie a sentire e a percepire in modo piu’ pulito ciascun suono senza confonderlo con altri; come se la pelle aggiungesse sensibilità al nostro udito.

Infatti quando si creano ‘interferenze’ mentre ascoltiamo delle parole con soffi d’aria creati artificialmente, il nostro udito ne viene disturbato anche se di per sé quei soffi non sono udibili. Gli esperti canadesi hanno scoperto con un esperimento molto ingegnoso che è la nostra pelle a sentire tali soffi: infatti aggiungendo sperimentalmente piccoli flussi d’aria a sillabe la cui pronuncia non è accompagnata da tali ‘soffi’, per esempio sillabe come ‘ba’ o ‘da’ dette sonore (sono sillabe sonore quelle la cui articolazione si produce con vibrazione delle corde vocali), l’orecchio degli ascoltatori sente un’altra sillaba equivalente ma sorda (é sorda la sillaba la cui articolazione si produce senza vibrazione delle corde vocali), ‘pa’ e ‘ta’. Insomma, la nostra pelle ci aiuta a sentire lasciandosi accarezzare dai suoni e percependone sfumature che le orecchie da sole non potrebbero cogliere.

Fonte: ansa.it

partorire senza paura

chladni ernstUn esperimento famoso, realizzato per la prima volta dal fisico tedesco Ernst Chladni nel XVIII secolo, e ripreso attorno agli anni ‘60 con più approfondite ricerche in materia dallo scienziato svizzero Hans Jenny, fu il seguente.

Sparse uno strato sottile di sabbia su una lastra di metallo, fissata nella cassa armonica del violino in modo che fosse orizzontale. Poi prese un archetto di violino, e strofinandolo sulle corde notò con estrema meraviglia che , non appena la vibrazione relativa si propaga per il metallo, i granelli di sabbia cominciano a muoversi, fino a organizzarsi all’interno del foglio in una configurazione altamente ordinata.

Jenny scoprì che variando opportunamente i materiali sparsi sul foglio di metallo e le frequenze a cui era esposto il sistema, variavano le configurazioni, rivelando bellezze insospettate, collegate con forme presenti in natura: emergevano la struttura pentagonale della stella marina, quella esagonale delle cellette degli alveari e dei fiocchi di neve, le spirali del nautilo, tutte chiaramente evidenziate con precisione matematica.

Un esempio del metodo lo potete trovare in questo video, attenzione,  abbassare l’audio se il suono risulta sgradeole!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 26 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: