Stimolazioni musicali e di canto durante la vita prenatale

Archivio per la categoria ‘studi scientifici’

‘Sentire a pelle’ aiuta a percepire i suoni

notemusicaliROMA – Sentire a pelle non è più solo un modo di dire, scienziati canadesi hanno scoperto che la nostra pelle aiuta le orecchie a sentire e a distinguere i suoni che la sfiorano. Infatti, come spiegato sulla rivista Nature, la pelle percepisce dei leggerissimi flussi d’aria inudibili che accompagnano i suoni, la cui percezione ci aiuta a distinguere un suono dall’altro. Lo rivela uno studio di Bryan Gick dell’Università della British Columbia a Vancouver.

I suoni spostano dei leggerissimi flussi d’aria che non sono udibili ma che sono importanti per distingure un suono da un altro. A diversi suoni o sillabe sono associati differenti ‘soffi’ d’aria, ma finora non era chiaro se e come questi soffi potessero essere funzionali all’udito. I ricercatori hanno scoperto che tali soffi ci ‘accarezzano la pelle e che le sensazioni tattili da essi provocate aiutano le nostre orecchie a sentire e a percepire in modo piu’ pulito ciascun suono senza confonderlo con altri; come se la pelle aggiungesse sensibilità al nostro udito.

Infatti quando si creano ‘interferenze’ mentre ascoltiamo delle parole con soffi d’aria creati artificialmente, il nostro udito ne viene disturbato anche se di per sé quei soffi non sono udibili. Gli esperti canadesi hanno scoperto con un esperimento molto ingegnoso che è la nostra pelle a sentire tali soffi: infatti aggiungendo sperimentalmente piccoli flussi d’aria a sillabe la cui pronuncia non è accompagnata da tali ‘soffi’, per esempio sillabe come ‘ba’ o ‘da’ dette sonore (sono sillabe sonore quelle la cui articolazione si produce con vibrazione delle corde vocali), l’orecchio degli ascoltatori sente un’altra sillaba equivalente ma sorda (é sorda la sillaba la cui articolazione si produce senza vibrazione delle corde vocali), ‘pa’ e ‘ta’. Insomma, la nostra pelle ci aiuta a sentire lasciandosi accarezzare dai suoni e percependone sfumature che le orecchie da sole non potrebbero cogliere.

Fonte: ansa.it

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Come il suono influisce sulla materia

chladni ernstUn esperimento famoso, realizzato per la prima volta dal fisico tedesco Ernst Chladni nel XVIII secolo, e ripreso attorno agli anni ‘60 con più approfondite ricerche in materia dallo scienziato svizzero Hans Jenny, fu il seguente.

Sparse uno strato sottile di sabbia su una lastra di metallo, fissata nella cassa armonica del violino in modo che fosse orizzontale. Poi prese un archetto di violino, e strofinandolo sulle corde notò con estrema meraviglia che , non appena la vibrazione relativa si propaga per il metallo, i granelli di sabbia cominciano a muoversi, fino a organizzarsi all’interno del foglio in una configurazione altamente ordinata.

Jenny scoprì che variando opportunamente i materiali sparsi sul foglio di metallo e le frequenze a cui era esposto il sistema, variavano le configurazioni, rivelando bellezze insospettate, collegate con forme presenti in natura: emergevano la struttura pentagonale della stella marina, quella esagonale delle cellette degli alveari e dei fiocchi di neve, le spirali del nautilo, tutte chiaramente evidenziate con precisione matematica.

Un esempio del metodo lo potete trovare in questo video, attenzione,  abbassare l’audio se il suono risulta sgradeole!

I bambini imparano e ricordano anche dopo la nascita, una melodia che sentono nel grembo materno

Secondo una ricerca scientifica i bambini possono imparare una melodia che sentono mentre sono ancora nel grembo e riconoscerlo dopo la nascita.

La ricerca scientifica, pubblicata online sulla rivista PLOS One, è riuscita a dimostrare proprio questo aspetto. I ricercatori finlandesi hanno diviso 24 donne in due gruppi. I ricercatori hanno proposto a 10 mamme di cantare loro cinque volte alla settimana un minuto della canzone ” Twinkle Twinkle Little Star ” ad alta voce e per tutto l’ultimo trimestre di gravidanza . Secondo la ricerca l’attività sonora può infatti influenzare il sistema uditivo del nascituro. Gli scienziati si dicono convinti che la memoria a lungo termine può verificarsi nel cervello quando i feti sono esposti alla musica prima di nascere. In particolare è stata misurata l’ attività cerebrale attraverso la pelle dei neonati subito dopo la nascita e di nuovo a quattro mesi di età. L’obiettivo era vedere se, per caso, si fosse verificato un qualche tipo di apprendimento. Nel momento in cui i bambini hanno sentito la melodia originale così come una melodia con alcune delle note modificate, gli autori hanno scoperto che l’attività cerebrale del gruppo di apprendimento era molto più forte per le note e questo effetto è durato anche dopo i quattro mesi di età.

Filippo Massara, ricercatore e creatore del Grembo Armonico, già da molti anni era arrivato alle stesse conslusioni.  Dal momento che la memorizzazione delle strutture musicali e della voce materna avviene già a partire dalla 15a settimana di gestazione, ritiene indispensabile una interazione precoce tra madre e feto con la musica e la voce .
Le strutture musicali e la voce materna che  amorevole, accogliente e delicata  parla e vocalizza per il piccolo, vibrano direttamente sulla pelle del feto e attraverso le fibre nervose C gli consentono di fissare “il piacere di quella vibrazione” e di percepire il senso di benessere che ne deriva. 

Si può affermare che tutto questo rappresenti un vero e proprio sistema preventivo di protezione per il piccolo.

Maggiori informazioni  sull’argomento musica in gravidanza si possono trovare a questa pagina:

http://gremboarmonico.wordpress.com/category/ricerche-scientifiche-sullinterazione-della-musica-tra-madre-e-feto/


Citazione

Il feto ascolta e apprende – nuovo studio dell’ Università di Helsinki

I bambini esposti a specifici suoni durante la fase fetale ne conservano un ricordo inconsapevole appena dopo la nascita: lo ha dimostrato una serie di test su piccoli sottoposti a elettroencefalogramma. Il risultato dimostra che il cervello umano nella fase fetale è capace di apprendimento uditivo, con interessanti ricadute sulla possibilità di prevenire o curare deficit di acquisizione del linguaggio continua>>>>

 

Il bambino impara la lingua già nel ventre materno

Finalmente uno studio che prova quanto sia necessario parlare ai bambini non solo dai primi mesi di vita, ma anche quando sono nel pancione!

Questo è il primo studio che ‘fotografa’ l’apprendimento prenatale dei feti riguardo i suoni e la specifica musicalità del linguaggio materno . Secondo la recente ricerca svolta dall’Università di Washington condotto da Patricia Kuhl, direttrice dell’Insitute for Learning & Brain Sciences, e pubblicata sulla rivista Acta Paediatrica, il feto incomincia a imparare la lingua e le parole già  durante i mesi di gestazione

La ricerca ha dimostrato che i bimbi nati da poche ore sono in grado di distinguere i suoni di una lingua sconosciuta da quelli appartenenti a
quella nativa. I meccanismi sensoriali e cerebrali si sviluppano infatti alla 30esima settimana e il nuovo studio dimostra che nelle ultime dieci settimane di ‘permanenza’ nel pancione, il bebè ascolta la mamma parlare e alla nascita può dimostrare di aver sentito. I suoni vocali da lei emessi nei suoi discorsi sono il punto di riferimento più forte e il feto si fissa su questi.

fonti:

http://www.uni-wuerzburg.de/

http://ilabs.washington.edu/

I neonati riconoscono e memorizzano le parole basandosi in primo luogo sulle vocali

Da un recente studio è stato appurato che le aree frontali del cervello del neonato potrebbero essere implicate nel riconoscimento delle sequenze parlate già dai primissimi stadi del suo sviluppo….

L’ascolto di parole o sillabe (soprattutto le vocali) già udite in precedenza ( anche durante la gravidanza) mobilita l’attivazione di specifiche aree cerebrali frontali del neonato, mettendolo in grado di memorizzare per alcuni minuti informazioni specificamente relative al parlato. A dimostrarlo stata una ricerca condotta presso il Laboratorio
di linguaggio, cognizione e sviluppo della SISSA di Trieste, diretto da Jacques Mehler, e descritta in un articolo a prima firma Silvia Benavides-Varela pubblicato sui “Proceedings of the National Accademy of Sciences”. Continua a leggere>>>>

 

Uno studio conferma quanto le emozioni materne siano in grado di influenzare il feto

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi dell`Università di Nagasaki guidati da Kazuyuki Shinohara e pubblicato sul Journal of Physiological Sciences , ha indagato gli effetti dell`allegria della mamma sull`evoluzione della gestazione. Questo studio, cerca di capire la correlazione tra le emozioni positive provate durante la gravidanza e la crescita del bimbo. L`esperimento è stato condotto somministrando a 3 diversi gruppi di gestanti dei videoclip allegri, tristi e neutri. Alle donne sono state fatte indossare le cuffie per garantire che venisse misurato solo l`effetto sortito dalle loro emozioni, e non dai suoni.
Dalla ricerca è emerso che le emozioni indotte nelle donne in gravidanza modificano soprattutto i movimenti delle braccia dei loro bambini: il numero di movimenti delle braccia del feto era superiore quando le donne incinte guardavano un videoclip divertente, e che il numero e la durata dei movimenti diminuivano progressivamente durante la visione di video neutri e tristi.
La tristezza, suggerisce Shinohara, aumenta nei feti i livelli di catecolamine, ormoni che vengono rilasciati in risposta allo stress subito. Questi ormoni indirizzano il sangue fuori dall`utero, riducendo l`approvvigionamento al cervello del feto. Una correlazione potrebbe dunque essere rilevata tra la felicità della mamma e un miglior sviluppo cerebrale.

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